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Esclusivo
18 settembre 2026 - Prima - Italia - Il Giornale
L’islamismo in casa
Fausto Biloslavo 
Salim el Koudri, un giorno su due, faceva ricerche sullo Stato islamico in rete. Negli ultimi mesi prima della strage di Modena era ossessionato da notizie e video sul terrorismo jihadista. Soprattutto  i controlli sul suo cellulare Motorola hanno evidenziato che era andato a cercare dettagli, video e notizie, su alcuni sanguinosi attentati islamisti in Europa da Oslo, all’assalto a Charlie Hebdo fino all’attacco kamikaze a Manchester per il concerto di Ariana Grande. E aveva addirittura aperto un dominio inquietante: “11.september.2001”. Rivelazioni a conoscenza del Giornale anticipate, ieri sera, nel programma su Rete 4, Dritto e Rovescio, dall’avvocato Liborio Cataliotti, che rappresenta la madre, un fratello e una sorella di Monica Esposito. La donna uccisa da El Koudri nell’attacco con la sua macchina ariete nel centro di Modena, che ha provocato altri 7 feriti, alcuni con le gambe amputate.
Gli investigatori hanno scandagliato 68mila accessi on line dell’italiano di famiglia marocchina, nei 63 giorni precedenti alla strage, a ritroso fino a marzo. “Un giorno su due faceva ricerche in rete con le parole Stato Islamico o la sigla IS (l’acronimo in inglese nda)” dichiara Cataliotti. Gli inquirenti continuano a sostenere, negli atti, che “non manifesta espressamente adesioni a gruppi o visioni terroristiche”, ma riprende alcune frasi inquietanti e sembra pure titolarle in maniera molto allarmante. Sui due mesi passati al setaccio, in ben 13 giorni fa ricerche specifiche su “armi e violenza” andando a vedere anche addestramenti e video di terroristi jihadisti più o meno mascherati. “Negli ultimi giorni, prima della strage, si è accentuata la ricerca di El Koudri sugli attentati in Europa” spiega l’avvocato Cataliotti.
L’aspetto più grave è che cerca e guarda video e notizie su azioni terroristiche clamorose, come l’assalto jihadista alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, il 7 gennaio 2015. Il clamoroso assalto era stato rivendicato da Ansar al Sharia, la costola di Al Qaida yemenita e ha provocato 12 vittime e 11 feriti. 
E cerca pure l’attacco kamikaze di Manchester del 22 maggio 2017 al concerto di Ariana Grande. Un terrorista dell’Isis si era fatto saltare in aria uccidendo 23 persone e lasciando sul terreno 250 feriti. Attentati più recenti, che trova in rete nei due mesi successivi alla strage di Modena, sono quelli di Oslo e Lipsia. Nella capitale norvegese, il 22 maggio 2022, due persone sono state uccise e 21 ferite durante una sparatoria scatenata da Zaniar Matapour, di origine iraniana, nel cuore della movida Lgbtq+. Le autorità lo hanno classificato come “atto di terrorismo islamista” e il responsabile, catturato, è stato condannato nel 2024 a 30 anni di carcere, il massimo della pena in Norvegia. 
L’ultima visione inquietante in rete riguarda la strage di Lipsia del 4 maggio di quest’anno. Un trentenne tedesco, che secondo le autorità dava “segni di’ instabilità mentale”, si è lanciato con un Suv fra la folla provocando 2 morti e 20 feriti. La dinamica è molto simile all’attacco di El Koudri compiuta appena nove giorni dopo avere visionato la strage di Lipsia su internet.
Gran parte dell’attività in rete dell’italiano di famiglia marocchina avvengono in inglese, anche se conosce bene la nostra lingua. I video selfie realizzati prima della strage, come rivelato la scorsa settimana dal Giornale, sarebbero più di quattro. Pure questi in inglese e postati su Instagram, ma in seguito cancellati, che sono stati visti e aperti da alcuni follower. Nei video pronuncia frasi minacciose nei confronti del nostro paese (“noi abbiamo bisogno di distruggere la Lombardia (…) e le persone di Venezia perchè sono dei ratti”) e dice “voglio vendetta, sono stanco”. Si rivolge sempre ad un ipotetico”brother”, fratello, che non è stato identificato e potrebbe essere un personaggio creato nella sua testa. 
Le indagini scaturite dai controlli sulle apparecchiature elettroniche di El Koudri vanno avanti e si stanno concentrando, secondo una fonte del Giornale, che conosce il caso, “su alcuni numeri di telefono pubblici e privati dell’Inghilterra e degli Stati Uniti”. Nelle ricerche sono stati coinvolti anche i servizi alleati. Pure il viaggio di mesi compiuto in Europa fra il 2024 e 2025, con la stessa macchina Citroen C 3 usata come ariete nella strage, dovrebbe venire scandagliato a fondo. Nel fine settimana sarà depositata la perizia psichiatrica, ma non è detto che verrà dichiarato “incapace di intendere e volere”. Non mancano indicatori che si atteggi a pazzo, più del “disturbo schizoide di personalità” che gli era stato diagnosticato, con l’obiettivo di evitare l’aggravante del terrorismo. L’avvocato Cataliotti sostiene che al momento è emersa “solo la punta dell’iceberg”.

[continua]

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05 febbraio 2015 | Porta a Porta | reportage
IN RICORDO DELLE FOIBE E L'ESODO LA PUNTATA DI PORTA A PORTA


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10 giugno 2008 | Emittente privata TCA | reportage
Gli occhi della guerra.... a Bolzano /2
Negli anni 80 lo portava in giro per Milano sulla sua 500, scrive Panorama. Adesso, da ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha voluto visitare a Bolzano la mostra fotografica Gli occhi della guerra, dedicata alla sua memoria. Almerigo Grilz, triestino, ex dirigente missino, fu il primo giornalista italiano ucciso dopo la Seconda guerra mondiale, mentre filmava uno scontro fra ribelli e governativi in Mozambico nell’87. La mostra, organizzata dal 4° Reggimento alpini paracadutisti, espone anche i reportage di altri due giornalisti triestini: Gian Micalessin e Fausto Biloslavo.

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23 aprile 2012 | Premio Lago | reportage
Il premio Giorgio Lago: Arte, impresa, giornalismo, volontariato del Nord Est
Motivazione della Giuria: Giornalista di razza. Sempre sulla notizia, esposto in prima persona nei vari teatri di guerra del mondo. Penna sottile, attenta, con un grande amore per la verità raccontata a narrare le diverse vicende dell’uomo.

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radio

15 marzo 2018 | Radio Radicale | intervento
Italia
Missioni militari e interesse nazionale
https://www.radioradicale.it/scheda/535875/missioni-militari-e-interesse-nazionale Convegno "Missioni militari e interesse nazionale", registrato a Roma giovedì 15 marzo 2018 alle 09:23. L'evento è stato organizzato da Center for Near Abroad Strategic Studies. Sono intervenuti: Paolo Quercia (Direttore del CeNASS, Center for Near Abroad Strategic Studies), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati, Misto - Alternativa Libera (gruppo parlamentare Camera)), Fausto Biloslavo (giornalista, inviato di guerra), Francesco Semprini (corrispondente de "La Stampa" da New York), Arije Antinori (dottore di Ricerca in Criminologia ed alla Sicurezza alla Sapienza Università di Roma), Leonardo di marco (generale di Corpo d'Armata dell'Esercito), Fabrizio Cicchitto (presidente della Commissione Affari esteri della Camera, Area Popolare-NCD-Centristi per l'Europa). Tra gli argomenti discussi: Difesa, Esercito, Esteri, Forze Armate, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Ministeri, Peace Keeping, Sicurezza. La registrazione video di questo convegno ha una durata di 2 ore e 46 minuti. Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio

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25 maggio 2010 | Spazio Radio - Radio 1 | intervento
Italia
L'Islam nelle carceri italiane
In Italia su oltre 23mila detenuti stranieri, 9840 risultano musulmani, secondo i dati ufficiali. Almeno seimila, però, non si sono dichiarati. Il rapporto di 364 pagine, “La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee”, realizzato dall’esperto di Islam nella carceri, Sergio Bianchi, ne indica 13mila.
In Italia ci sono circa 80 islamici dietro le sbarre per reati connessi al terrorismo. Dal 2009 li hanno concentrati in quattro istituti di pena: ad Asti, Macomer, Benevento e Rossano. Nel carcere di Opera, invece, sono arrivati Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani, ex prigionieri di Guantanamo. Chi li controlla ogni giorno racconta che parlano in italiano. La guerra santa in Afghanistan l’hanno abbracciata dopo aver vissuto come extracomunicatori nel nostro paese. Non si possono incontrare fra loro e vivono in celle singole. Pregano regolarmente con molta devozione e hanno mantenuto i barboni islamici.

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24 maggio 2010 | Radio Padania Libera | intervento
Italia
Proselitismo islamico dietro le sbarre
“Penso che sia giusto se alcuni musulmani combattono la guerra santa contro gli americani in paesi che non sono la loro terra”. Dopo un lungo girarci attorno Kamel Adid sorprende un po’ tutti, quando sputa il rospo. La domanda riguardava i mujaheddin, i musulmani pronti a morire per Allah, contro l’invasore infedele. Tre soldati della guerra santa, arrivati un paio di mesi fa da Guantanamo, sono rinchiusi poco più in là, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Opera, alle porte di Milano.
Adid è un giovane marocchino di 31 anni con barbetta islamica d’ordinanza e tunica color noce. Nel carcere modello di Opera fa l’imam dei 44 musulmani detenuti, che frequentano una grande sala adibita a moschea. Un predicatore fai da te, che di solito parla un linguaggio moderato e ti guarda con occhioni apparentemente timidi.
Deve scontare ancora due mesi di pena per un reato legato alla droga e da pochi giorni è stato trasferito in un altro istituto. “Quelli che si fanno saltare in aria subiscono il lavaggio del cervello – si affretta a spiegare l’autonominato imam – Noi abbiamo riscoperto la fede in carcere. Pregare ci da conforto, ci aiuta ad avere speranza”.

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03 gennaio 2011 | Radio Capodistria - Storie di bipedi | intervento
Italia
Gli occhi della guerra
Le orbite rossastre di un bambino soldato, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage di prima linea. Dopo l’esposizione in una dozzina di città la mostra fotografica “Gli occhi della guerra” è stata inaugurata a Trieste. Una collezione di immagini forti scattate in 25 anni di reportage da Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre filmava uno scontro a fuoco. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, è organizzata dall’associazione Hobbit e finanziata dalla regione Friuli-Venezia Giulia. L’esposizione è dedicata a Grilz e a tutti i giornalisti caduti in prima linea. Il prossimo marzo verrà ospitata a Bruxelles presso il parlamento europeo.Della storia dell'Albatross press agency,della mostra e del libro fotografico Gli occhi della guerra ne parlo a Radio Capodistria con Andro Merkù.

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27 gennaio 2020 | Radio 1 Italia sotto inchiesta | intervento
Italia
Esercito e siti ebraici
Fausto Biloslavo I nostri soldati rispettano la giornata della Memoria dell’Olocausto non solo il 27 gennaio, ma tutto l’anno. L’esercito, con l’operazione Strade sicure, schiera 24 ore al giorno ben 700 uomini in difesa di 58 siti ebraici sul territorio nazionale. Tutti obiettivi sensibili per possibile attentati oppure oltraggi anti semiti. “Per ora non è mai accaduto nulla anche grazie alla presenza dei militari, che serve da deterrenza e non solo. Il senso di sicurezza ha evitato episodi di odio e minacce ripetute come in Francia, che rischiano di provocare un esodo della comunità ebraica” spiega una fonte militare de il Giornale. I soldati, che si sono fatti le ossa all’estero, sorvegliano, quasi sempre con presidi fissi, 32 sinagoghe o tempi ebraici, 9 scuole, 4 musei e altri 13 siti distribuiti in tutta Italia, ma soprattutto al nord e al centro. La città con il più alto numero di obiettivi sensibili, il 41%, è Milano. Non a caso il comandante del raggruppamento di Strade sicure, come in altre città, è ufficialmente invitato alle celebrazioni del 27 gennaio, giorno della Memoria. Lo scorso anno, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il rappresentante della comunità ebraica di Livorno, Vittorio Mosseri, ha consegnato una targa al comandante dei paracadustisti. “Alla brigata Folgore con stima e gratitudine per il servizio di sicurezza prestato nell’ambito dell’operazione Strade sicure contribuendo con attenzione e professionalità al sereno svolgimento delle attività della nostro comunità” il testo inciso sulla targa. In questi tempi di spauracchi anti semiti l’esercito difende i siti ebraici in Italia con un numero di uomini praticamente equivalente a quello dispiegato in Afghanistan nel fortino di Herat. Grazie ad un’esperienza acquisita all’estero nella protezione delle minoranze religiose, come l’antico monastero serbo ortodosso di Decani in Kosovo. “In ogni città dove è presente la comunità ebraica esiste un responsabile della sicurezza, un professionista che collabora con le forze dell’ordine ed i militari per coordinare al meglio la vigilanza” spiega la fonte del Giornale. Una specie di “assessore” alla sicurezza, che organizza anche il sistema di sorveglianza elettronica con telecamere e sistemi anti intrusione di avanguardia su ogni sito. Non solo: se in zona appare un simbolo o una scritta anti semita, soprattuto in arabo, viene subito segnalata, fotografata, analizzata e tradotta. “I livelli di allerta talvolta si innalzano in base alla situazione internazionale” osserva la fonte militare. L’ultimo allarme ha riguardato i venti di guerra fra Iran e Stati Uniti in seguito all’eliminazione del generale Qassem Soleimani. Roma è la seconda città per siti ebraici presidiati dai militari compresi asili, scuole e oratori. Le sinagoghe sono sorvegliate pure a Napoli, Verona, Trieste e quando necessario vengono disposte le barriere di cemento per evitare attacchi con mezzi minati o utilizzati come arieti. A Venezia i soldati garantiscono la sicurezza dello storico ghetto. A Livorno e in altre città sono controllati anche i cimiteri ebraici. Una residenza per anziani legata alla comunità è pure nella lista dei siti protetti a Milano. Ed i militari di Strade sicure nel capoluogo lombardo non perdono d’occhio il memoriale della Shoah, lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler.

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